vini docLe finalità che ispirano il disegno di legge sulla produzione vitivinicola sono quelle di valorizzare un comparto dell’agricoltura italiana di estrema importanza economica  della quale costituisce un asse portante in termini di produzione, reddito e occupazione, con un  giro d’affari che ne fa la maggiore voce dell’export agroalimentare del Paese e al  contempo uno dei simboli più importanti e caratteristici del  Made in Italy.
In tale direzione muove il disegno di legge che andiamo ad illustrare e che si compone di 91 articoli, suddivisi in 8 Titoli.
Il Titolo I, avente ad oggetto disposizioni introduttive, all’articolo 1 specifica che la Repubblica salvaguarda il vino, la vite ed i territori viticoli come patrimonio dell’Italia.
L’articolo 2 definisce l’ambito di applicazione del provvedimento, mentre l’articolo 3 fornisce l’elenco delle definizioni utilizzate nel testo unico; l’espressione IG (indicazione geografica) si intende comprensiva delle sigle IGT ed IGP.
Particolare rilievo assume il Titolo II, con gli articoli da 4 a 25 suddivisi in 4 Capi, contenenti le norme sulla produzione e sulla commercializzazione dei vini.
Il Capo I (articolo 4) detta norme generali, mentre il Capo II disciplina la viticoltura e il potenziale produttivo, specificando che solo le varietà da vino iscritte nel Registro nazionale possono essere impiantate, reimpiantate o innestate per la produzione di prodotti vitivinicoli, salvo le viti utilizzate a scopo di ricerca e quelle di conservazione in situ del patrimonio genetico autoctono (articolo 5); l’articolo 6 definisce le caratteristiche del vitigno autoctono italiano; l’articolo 7 assegna allo Stato il compito di promuovere interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei vigneti delle aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, mentre l’articolo 8 dispone l’istituzione di una schedario viticolo dove deve essere iscritta ogni unità vitata idonea alla produzione di uva da vino.
Il Capo III disciplina la produzione e le pratiche enologiche, apportando con l’articolo 9 talune semplificazioni per le comunicazioni da effettuare in merito alla planimetria dei locali degli stabilimenti enologici; l’articolo 10 definisce il periodo vendemmiale e le condizioni entro le quali è possibile effettuare la fermentazione o ri-fermentazione; l’articolo 11 fornisce le definizioni di determinati prodotti, mentre l’articolo 12 disciplina la produzione di mosto cotto.
Proseguendo, l’articolo 13 disciplina la detenzione di vinacce; l’articolo 14 concerne l’elaborazione di taluni prodotti a base di mosti e di vini negli stabilimenti promiscui; l’articolo 15 individua le sostanze la cui detenzione è vietata negli stabilimenti enologici, mentre l’articolo 16 disciplina alcune parziali deroghe al divieto citato; l’articolo 17 disciplina la produzione di succhi d’uva con titolo alcolometrico naturale inferiore all’8% mentre l’articolo 18 definisce le condizioni per la detenzione di anidride carbonica, di argo e di azoto.
Le successive disposizioni riguardano: l’elaborazione dei vini frizzanti (articolo 19); i prodotti vitivinicoli biologici (articolo 20); la vendita per uso enologico delle sole sostanze espressamente ammesse (articolo 21); la detenzione dei prodotti enologici e chimici, che, nel caso siano richiesti per il funzionamento o la rigenerazione delle attrezzature impiegate possono contenere sostanze non consentite per uso enologico (articolo 22); l’impiego dei pezzi di legno di quercia (articolo 23).
Il Capo IV, relativo alla commercializzazione, detta norme in merito ai requisiti che devono possedere i mosti e i vini detenuti negli stabilimenti ai fini della commercializzazione stessa. In particolare, l’articolo 24 individua quali di essi siano da intendere detenuti a scopo di commercio, stabilendo altresì, salve le deroghe ivi previste, il divieto della detenzione a scopo di commercio dei mosti e dei vini non rispondenti alle definizioni stabilite o che hanno subito trattamenti e aggiunte non consentiti o che provengono da varietà di vite non iscritte ad uva da vino nel registro nazionale.
L’articolo 25 dispone il divieto di vendita e di somministrazione per una serie di casi tipici, nonché previa individuazione, in base all’accertata pericolosità per la salute umana, di ulteriori sostanze non consentite in assoluto o oltre limiti stabiliti dal decreto ministeriale.agricoltura di Montagna
Il Titolo III, con gli articoli da 26 a 42, si riferisce alla “Tutela delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e delle menzioni tradizionali”, riprendendo prevalentemente la normativa attualmente contenuta nel decreto legislativo n. 61 del 2010 (così l’articolo 26 su denominazione di origine e indicazione geografica, l’articolo 27 sulla loro utilizzazione, e l’articolo 28 sulla loro classificazione), salvo per alcuni aggiustamenti, contenuti nel Capo I, relativi: agli ambiti territoriali, dove è stato specificato che solo le denominazioni di origine possono prevedere l’indicazione di sottozone purché designate con uno specifico nome geografico ed essere previste nel disciplinare di produzione (articolo 29); alla coesistenza di più DOCG e/o DOC o IGT nell’ambito del medesimo territorio (articolo 30) e, tra l’altro, al termine “gran selezione” che non può essere attribuito congiuntamente alla menzione “superiore” e “riserva”, fatta eccezione per le DOCG che contengono tali menzioni nella loro denominazione (articolo 31).
Il Capo II riguarda il conferimento della protezione europea delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche, prevedendo all’articolo 32 che, a decorrere dalla data di presentazione alla Commissione europea della domanda, i vini potranno essere etichettati conformemente alla domanda presentata, purché autorizzati dal Ministero, d’intesa con la regione competente. Come requisito per il riconoscimento viene richiesto l’appartenere ad una tipologia di DOC da almeno sette anni, e non più da dieci, come attualmente previsto (articolo 33), mentre la cancellazione (articolo 34) della protezione europea è richiesta dal Ministero quando la denominazione non sia stata rivendicata per tre campagne vitivinicole.
L’articolo 35 concerne i disciplinari di produzione, i quali  prevedono la resa massima di uva ad ettaro, nonché la relativa resa di trasformazione in vino o la resa massima di vino per ettaro, e possono essere modificati in base all’articolo 36.
Il Capo III disciplina la rivendicazione (articolo 37), la riclassificazione, il declassamento o il taglio (articolo 38) e la gestione delle produzioni, anche con riferimento alle annate climaticamente favorevoli con conseguente poteri regionali di destinazione dell’esubero (articolo 39).
L’articolo 40 disciplina la composizione e le funzioni del Comitato nazionale dei vini DOP e IGP, includendovi un membro esperto designato dall’Ordine nazionale degli agronomi e dottori forestali, e prevedendo le cause d’incompatibilità; l’articolo 41 regola i Consorzi di tutela per le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche protette, con il fondamento normativo per nuove cause di incompatibilità, mentre l’articolo 42 disciplina i Concorsi enologici.
Illustro ora la seconda parte del disegno di legge n. 2535 (Titoli IV, V, VI, VII e VIII), per poi soffermarmi sui disegni di legge connessi.
Rilevo in premessa che il settore del vino, nonostante la crisi che ha caratterizzato in generale i consumi interni, è stato in grado di creare reddito e occupazione in Italia, puntando sulla qualità, sulla distintività e sul legame con il territorio e creando le condizioni per una valorizzazione sul mercato, nazionale ed estero.
Il Titolo IV esordisce con l’articolo 43, attinente a etichettatura e presentazione dei prodotti vitivinicoli delle denominazioni geografiche, delle menzioni tradizionali e delle altre indicazioni riservate ai prodotti vitivinicoli DOP e IGP, mentre l’articolo 44 ne disciplina l’utilizzo, prevedendo, tra l’altro, il divieto di riportare il riferimento ad una zona geografica di qualsiasi entità per i vini senza DOP o IGP, salvo il caso in cui siano inclusi in nomi veritieri propri, ragioni sociali o indirizzi di ditte.
L’articolo 45 reca una disposizione per l’utilizzo dei nomi di due o più varietà di vite, mentre l’articolo 46 prevede sistemi di chiusura dei recipienti che, per ipotesi particolari, ricadono sotto definizioni, caratteristiche e uso di cui all’articolo 47.
L’articolo 48 disciplina recipienti e contrassegno per i vini DOP e IGP, disponendo che i vini DOCG devono essere immessi al consumo muniti di uno speciale contrassegno stampato, applicato in modo da impedirne il riutilizzo.
Il Titolo V disciplina la denominazione, la produzione e la commercializzazione degli aceti (articolo 49, che ne specifica le caratteristiche). Le principali novità introdotte riguardano la previsione di alcune modalità semplificate per le iscrizioni nel registro di carico (articolo 50, con conseguente modifica all’articolo 54 sul registro); inoltre l’articolo 51, nel regolare produzione e divieti, prevede l’esame organolettico, chimico o microbiologico nell’accertamento dell’alterazione per malattia o comunque avaria.
L’articolo 52 regola le pratiche e trattamenti consentiti, mentre l’articolo 53 attiene agli aceti aromatizzati, e l’articolo 55 all’immissione in commercio. All’articolo 56 è stato prevista, a certe condizioni, l’ammissibilità, nella denominazione di vendita di un aceto, del riferimento alla denominazione di un vino a DOP o IGP; l’articolo 57 attiene ai trasporti di sidro, mosto ed aceto.
Il Titolo VI si occupa di adempimenti amministrativi e controlli, oggetto rispettivamente degli articoli 58-60 e 61-68.
L’articolo 58, relativo alle dichiarazioni obbligatorie, dispone semplificazioni per gli operatori che inseriscono i dati nel sistema informatico SIAN e per i titolari di stabilimenti enologici con produzione annua pari o inferiore a 50 ettolitri; l’articolo 59 coordina gli adempimenti amministrativi, mentre l’articolo 60 riguarda i registri per i produttori, gli importatori e i grossisti di talune sostanze zuccherine.
Gli articoli successivi riguardano i controlli e la vigilanza, di cui l’articolo 61 ricorda le fonti normative e l’articolo 62 individua l’autorità nazionale competente nel Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. I controlli sulle imprese del settore vitivinicolo confluiscono nel Registro unico dei controlli ispettivi (articolo 63). I controlli sul rispetto dei disciplinari sui vini a denominazione di origine o a indicazione geografica (articolo 64) vengono effettuati da autorità pubbliche o da organismi di controllo privati che svolgono funzioni di organismi di certificazione, con le relative previsioni e modalità.
Biotecnologie L’articolo 65 concerne l’analisi chimico-fisica ed organolettica, mentre l’articolo 66 riguarda il sistema dei controlli per i vini senza DOP o IGP e l’articolo 67 dispone sull’accesso dei funzionari e degli agenti delegati per la vigilanza.
La tutela del Made in Italy è oggetto dell’articolo 68, secondo il quale l’Agenzia delle Dogane rende disponibili sul proprio sito internet le informazioni relative alle importazioni di prodotti vitivinicoli, e nell’ambito del SIAN è prevista una sezione aperta al pubblico per assicurare una corretta informazione ai consumatori.
Il Titolo VII, dedicato al sistema sanzionatorio, comprende il maggior numero di norme, con gli articoli da 69 a 87, di cui si darà un’illustrazione sintetica.
L’articolo 69 riguarda le violazioni in materia di potenziale vitivinicolo, mentre l’articolo 70 reca le sanzioni in materia di vinificazione e distillazione; l’articolo 71 punisce chi utilizza prodotti con effetti nocivi alla salute, ovvero addiziona sostanze organiche o inorganiche non consentite, mentre l’articolo 72 sanziona la detenzione di prodotti vitivinicoli non giustificati.
L’articolo 73 attiene alla sanzione amministrativa pecuniaria per una pluralità di ipotesi, riguardanti, tra l’altro, violazioni in tema di vini spumanti e frizzanti, mosto, fermentazioni, vinacce, etichetta dei prodotti, quest’ultimo caso ampliato dalle sanzioni dell’articolo 74 in materia di designazione e di presentazione.
L’articolo 75 tutela i concorsi enologici, mentre l’articolo 76 sanziona la violazione delle disposizioni sulla produzione e sulla commercializzazione degli aceti. Inoltre l’articolo 77 punisce gli impedimenti all’attività degli agenti preposti alla vigilanza; l’articolo 78 concerne le violazioni in materia di dichiarazioni, documenti e registri; l’articolo 79 riguarda il piano dei controlli e l’articolo 80 le inadempienze dell’organismo di controllo. L’articolo 81 tutela i consorzi incaricati dei controlli, mentre le relative inadempienze sono oggetto dell’articolo 82.
L’articolo 83 individua la competenza a irrogare le sanzioni amministrative previste dalla legge; l’articolo 84 regola i casi in cui può essere disposta la chiusura temporanea degli stabilimenti e degli esercizi, mentre l’articolo 85 introduce la fattispecie del ravvedimento operoso.
L’articolo 86 detta disposizioni concernenti la costituzione come parte civile di una serie di soggetti interessati, mentre l’articolo 87 disciplina la somministrazione di prodotti agroalimentari contestualmente a quella del vino da parte delle aziende agricole che insistono lungo le “Strade del Vino”.
Il Titolo VIII, infine, contiene le norme transitorie e finali, tra le quali, in particolare, l’articolo 91 elenca le abrogazioni della normativa su cui la nuova legge andrebbe ad incidere, con particolare riferimento al decreto legislativo n. 260 del 2000 e alla legge n. 82 del 2006.
Occorre segnalare che, in connessione con il disegno di legge approvato dalla Camera, sono in esame tre iniziative, ovvero i disegni di legge nn. 1287, 1614 e 1615.
Quanto al primo, si limita ad un unico articolo che  modifica una disposizione del
decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61, al fine di estendere l’utilizzo, attualmente previsto solo per vini generici, di alcune varietà di vite, resistenti alle principali malattie, anche per la produzione di vini ad indicazione geografica tipica (IGT).
Le altre due iniziative condividono finalità e struttura del disegno di legge n. 2535, in quanto anch’esse volte a un riordino organico della disciplina di un settore di cui si sottolinea la valenza e la rilevanza economica nel panorama agricolo.
Ambedue propongono infatti un ampio articolato, in massima parte coincidente nei contenuti, atto a disciplinare l’attività dell’intero ciclo economico con le relative implicazioni normative generali e settoriali.
Le molteplici disposizioni in essi contenute sono anche in questo caso suddivise per Titoli, ricomprendenti: definizioni (con riguardo anche alle denominazioni di origine e indicazioni geografiche), la produzione dell’uva e dei prodotti vitivinicoli (anche con riguardo al vino biologico e alle pratiche enologiche), le produzioni dei vini a denominazione di origine e indicazione geografica (contenente i disciplinari di produzione e i consorzi di tutela), la commercializzazione e l’etichettatura, gli adempimenti amministrativi, la vigilanza e i controlli, gli aceti, la tutela del Made in Italy, il complessivo sistema sanzionatorio, principale e accessorio.

 

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Ultimo aggiornamento

Martedì 27 marzo 2014




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