I risultati della ricerca Agri2000 su un campione di imprenditori agricoli italiani, evidenziano come oltre il 64% degli intervistati ritenga il glifosate «importante/indispensabile» nella gestione delle infestanti. La maggioranza degli agricoltori italiani (86%) ritiene che – in assenza di glifosate – vi sarebbe un aumento medio delle spese di diserbo per ettaro pari al 43% nel caso di gestione convenzionale e pari al 54% nel caso dell’agricoltura conservativa. Il caso del diserbo dei vigneti: la quasi totalità del campione (96%) ritiene che l’eliminazione dell’uso di questa sostanza comporterebbe un aumento dei costi del 177%.

Qual è l’importanza del glifosate – il diserbante maggiormente utilizzato in pre-semina – per gli agricoltori italiani nella gestione del diserbo? Quanto sono efficaci le alternative chimiche per il diserbo? In caso di non rinnovo dell’autorizzazione all’utilizzo del glifosate in Europa, quali sarebbero gli impatti economici per le imprese agricole italiane?
Questi i temi principali di analisi di Agri2000, società di servizi e ricerche specialista nel settore dell’agribusiness che ha realizzato uno studio sui produttori agricoli italiani per analizzare quale siano le motivazioni d’uso e il valore tecnico-economico del glifosate. La ricerca ha fotografato un campione composto – per oltre la metà (54%) – da imprenditori italiani con meno di 55 anni, impegnati full-time nella conduzione delle loro imprese agricole per la quasi totalità dei casi (95%) e che gestiscono direttamente le attività di diserbo.
In particolare lo studio ha preso in esame i produttori italiani di mais, soia, grano duro, pomacee e vite con intervistati provenienti da Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Puglia e Sicilia, con lo scopo di indagare in quale modo in Italia sia gestito il diserbo e quali costi comportino all’azienda le pratiche di manutenzione dei campi, analizzando in particolare le differenze tra l’uso di glifosate, altre sostanze chimiche e diserbo meccanico.

SEMINATIVI
I risultati dell’indagine hanno evidenziato i fattori che gli agricoltori italiani indicano come rilevanti rispetto agli utilizzi del glifosate nella gestione del diserbo. Secondo la ricerca, la maggioranza degli agricoltori italiani (64%) ritiene il glifosate «importante/indispensabile» nella gestione delle infestanti, con un valore che sale al 75% nel caso dei maiscoltori. In mancanza di glifosate – solamente il 20% ritiene che vi sia la possibilità di utilizzare prodotti disseccanti con la stessa efficacia, mentre per 8 agricoltori italiani su 10 non ci sono alternative chimiche percorribili.

LE ALTERNATIVE PER IL DISERBO
Per quanto riguarda le operazioni meccaniche, lo studio ha mostrato come queste siano ritenute un’alternativa al glifosate dall’80% del campione, anche se il 73% ritiene che siano meno efficaci nel contenimento delle infestanti. Riguardo alle rese, il 51% dei produttori di mais, grano e soia ritengono che vi sarebbe un impatto negativo in caso di eliminazione del glifosate, valutato pari a una perdita media per ettaro rispetto all’attuale produzione del 27%.

 

 

“La maggior parte degli agricoltori italiani intervistati, soprattutto produttori di mais, ci ha confermato come il glifosate è indispensabile per la gestione delle erbe infestanti e dunque per l’ottenimento di risultati produttivi soddisfacenti. La quasi totalità – 80% del campione – delle aziende agricole italiane con seminativi ritiengono, infatti, che non vi siano soluzioni alternative in grado di ottenere la stessa efficacia”, afferma Ciro Lazzarin di Agri2000, Responsabile Divisione Economica.

 

Lo studio ha pertanto analizzato l’opinione degli agricoltori italiani riguardo al possibile impatto agronomico ed economico in caso non fosse rinnovato l’utilizzo del glifosate nel mercato europeo.

A giugno 2016 la Commissione Europea ha provveduto all’estensione provvisoria per 18 mesi dell’autorizzazione all’uso del glifosate, con alcune limitazioni e divieti, specificando che l’esame del rinnovo dell’uso della sostanza debba concludersi entro il 31 dicembre 2017.

Lo scorso 15 marzo il comitato per la valutazione dei rischi dell’ECHA (Agenzia europea per le sostanze chimiche) ha classificato il glifosate come non cancerogeno, non mutageno, non tossico per la riproduzione e non genotossico, confermando le valutazioni già espresse da EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e da altri organismi scientifici internazionali quali BFR (Federal Institute for risk assessment), OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), PMRA (Pest Management Regulatory Agency, Canada).

I COSTI DI GESTIONE DEL DISERBO NEI SEMINATIVI
Partendo dai dati forniti gli intervistati, Agri2000 ha realizzato un’analisi dell’impatto che avrebbe per l’azienda l’eliminazione del glifosate in termini di maggiori costi e di minori ricavi per ettaro, sempre suddivisi per tipo di coltura.

Riguardo ai costi, la maggioranza degli agricoltori italiani (l’86% degli intervistati) ritiene che vi sarebbe un aumento delle spese per ettaro, quantificato mediamente pari al 43%, nel caso di gestione convenzionale e pari al 54%, nel caso dell’agricoltura conservativa.

L’analisi ha preso in esame l’incremento costi stimato per le colture mais, grano duro e soia. Secondo lo studio un maiscoltore che gestisce il diserbo in agricoltura convenzionale dovrebbe sostenere un maggiore costo mediamente di 145 euro/ettaro (pari al valore di 7,6 quintalidi mais, considerando il prezzo medio degli ultimi 5 anni), valore che sale a 175 euro/ettaro nel caso di agricoltura conservativa (pari al valore di 9,2 quintali di mais). A tali costi si aggiungerebbe, in entrambi i casi, una perdita potenziale di 494 euro/ettaro derivante dal calo della resa, stimata dai produttori intervistati mediamente pari al 20%.

Per quanto riguarda i produttori di grano duro che gestiscono il diserbo in agricoltura convenzionale, si prevedono costi maggiori mediamente pari a 90 euro/ettaro (pari al valore di 3,1 quintali di grano considerando il prezzo medio degli ultimi 5 anni), valore che sale a 112,5 euro/ettaro nel caso di agricoltura conservativa (pari al valore di 3,9 quintali di grano). A tali costi si aggiungerebbe, in entrambi i casi, una perdita media potenziale di 399 euro/ettaro derivante dal calo della resa, stimata dai produttori intervistati mediamente pari al 30%.

Per un produttore di soia che gestisce il diserbo in agricoltura convenzionale, il maggiore costo sarebbe mediamente di 133 euro/ettaro (pari al valore di 3,5 quintali di soia, considerando il prezzo medio degli ultimi 5 anni), valore che sale a 167,5 euro/ettaro nel caso di agricoltura conservativa (pari al valore di 4,4 quintali di soia). A tali costi si aggiungerebbe, in entrambi i casi, una perdita media potenziale di 416 euro/ettaro derivante dal calo della resa, stimata dai produttori intervistati mediamente pari al 27%.

 

 

VITICOLTURA
Un capitolo specifico è stato dedicato alla valutazione della gestione del diserbo sotto fila dei vigneti, in cui il glifosate è utilizzato nel 100% dei casi intervistati. La quasi totalità del campione (96%) ritiene che l’eliminazione dell’uso di questa sostanza dai disciplinari e la conseguente impossibilità di utilizzarlo, comporterebbe un aumento dei costi mediamente del 177%.

Anche in questo caso, in considerazione dei dati raccolti, Agri2000 ha definito i maggiori costi per la gestione delle infestanti sulla fila nei vigneti. “Il viticoltore che si trovasse ad operare in assenza di glifosate, avrebbe un aumento di circa 125€/ha utilizzando altri diserbanti chimici e di circa 263€/ha in caso di passaggio al diserbo completamente meccanico. Abbiamo ottenuto questi valori considerando un tempo di distribuzione del diserbo chimico di 75 minuti/ettaro, nonché i costi connessi alla gestione dei mezzi meccanici, il costo del gasolio e quello della manodopera, anche quando le attività sono svolte dall’imprenditore”, conclude Lazzarin.

Studio “Motivazione d’uso e valore tecnico-economico del glifosate”, Agri2000 – aprile 2017.
Indagine telefonica su un campione rappresentativo di 350 agricoltori italiani (colture analizzate: Mais 100 interviste, Soia 50, Grano duro 100, Vite 50, Pomacee 50). Regioni italiane analizzate: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli, Marche, Abruzzo, Puglia, Sicilia.

Agri2000
Agri 2000 è una società di servizi e ricerche nata nel 1985 da un gruppo di laureati in scienze agrarie. Grazie a 3 divisioni operative e con un approccio specialistico e multidisciplinare, Agri2000 offre soluzioni per la crescita competitiva del settore agroalimentare e la gestione del verde urbano. Con l’apertura di sedi in Grecia, Spagna e Francia, Agri 2000 opera direttamente in tutti i principali sistemi agroalimentari del Sud Europa.

 

Qui di seguito è possibile scaricare due indagini sul Glifosate:

Agri2000_indagine_diserbo_glifosate_11_Aprile_2017

Analisi_costi_diserbo_verde_pubblico_21-3-17

Print Friendly, PDF & Email

Fondazione Europa Civiltà | Via F.Filzi, 33 | 20124 Milano | Tel. 02.67199917 | Fax 02.66983999

Copyright © 2014. All Rights Reserved.