Pubblichiamo l’intervento di Compag durante l’audizione informale della 9° Commissione Agricoltura del Senato sul rinnovo autorizzazione glyphosate nell’Unione Europea ed utilizzo in Italia il 27 settembre scorso

La situazione di fatto
Il 30 giugno 2016 è scaduta l’autorizzazione che garantiva l’immissione sul mercato europeo della sostanza attiva glyphosate. In vista della scadenza, la Commissione Europea ha provveduto a rivedere e a valutare la sostanza chimica per decidere se rinnovare o meno l’autorizzazione.
Gli studi di EFSA, la European Food Safety Agency, hanno stabilito che il glyphosate non è cancerogeno.
La Commissione europea pertanto ha prorogato l’autorizzazione fino al 31 dicembre 2017 nell’attesa che
ECHA, la European Chemicals Agency, vale a dire l’agenzia europea deputata allo studio delle sostanze
chimiche che vengono immesse sul mercato dell’Unione Europea, portasse a termine i propri studi in
attuazione del Regolamento UE 2016/1056. Da tali studi è emerso che il glyphosate non è cancerogeno,
non è mutageno(non interferisce con il patrimonio genetico di un organismo) e non è tossico per la
riproduzione.
In sostanza il glyphosate ha i requisiti per l’immissione sul mercato comunitario
Il quadro normativo europeo per la registrazione dei fitosanitari è riconosciuto per essere uno dei sistemi
maggiormente rigorosi a livello mondiale. Nel rispetto di quanto previsto da tale quadro sono state poste
delle nuove limitazioni all’impiego che l’Italia ha adottato con decreto 9 agosto 2016, in attuazione del
Regolamento UE 2016/1313.

La posizione di Compag
L’opinione di tutte le imprese del settore della distribuzione dei fitosanitari, un comparto economico che
rappresenta un fatturato complessivo di circa 2.500 milioni di euro per un complesso di circa 8.000 attività commerciale di dimensione medio-piccola, è che il sistema istituzionale che rappresenta gli interessi nazionali si attenga scrupolosamente a dati e risultanze prettamente scientifiche dando credito a quegli istituti ed organismi scientifici di cui le stesse istituzioni italiane ed europee si sono dotate per affrontare questioni di natura tecnica ma che hanno rilevanza per il benessere dell’intera comunità.
Disconoscere questo principio per seguire onde emotive e razionalmente discutibili porterebbe discredito alle stesse istituzioni, mettendo in discussione tutto il sistema che è stato costruito in anni di impegno per garantire gli operatori, il consumatore e l’ambiente.
È necessario considerare che per ottenere alimenti salubri e di qualità è necessario quanto maggior numero possibile di sostanze per la difesa delle coltura nel rispetto del quadro normativo adottato, allo scopo di avere una rotazione nell’impiego dei prodotti che permetta di contenere i fenomeni di resistenza ed il rispetto dei residui ammessi sugli alimenti. A tale riguardo ricordiamo che l’Italia eccelle non solo nella qualità delle produzioni ma anche nel garantirne la salubrità, come emerge dai dati ufficiali sui
residui presenti negli alimenti e che danno dimostrazione dell’elevato livello tecnico e di affidabilità della
nostra agricoltura.
Preme inoltre sottolineare che il glyphosate è una molecola fondamentale per l’applicazione delle tecniche di agricoltura conservativa indirizzate a contenere l’emissione di C02 nell’ambiente, migliorare il contenuto della sostanza organica e l’attività microbiologica dei terreni, ridurre i fenomeni di erosione della parte più fertile del suolo.
La mancanza del glyphosate pertanto finirebbe per danneggiare l’agricoltura con conseguenze negative
anche sotto l’aspetto ambientale per:
• Riduzione delle alternative tecniche per il controllo delle malerbe.
• Mancanza di un prodotto di grande efficacia rispetto ad altri presenti sul mercato.
• Necessità di un numero maggiore di interventi di diserbo sia con sostanze chimiche sia con
tecniche meccaniche che comportano la rottura della struttura del suolo con conseguenze
sull’erosione e l’ambiente.
• Maggiori costi di produzione in un contesto economico caratterizzato dalla contrazione dei
prezzi delle materie prime agricole e dei margini aziendali, riducendo la competitività delle
aziende agricole italiane a livello di mercato interno ed estero.
• Sulla base delle nostre valutazioni e considerando un’azienda agricola media indirizzata al
seminativo in agricoltura convenzionale, il costo per ettaro per il solo diserbo avrebbe una
crescita superiore al 30%.

 

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