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1.La perdita di fertilità dei suoli in Italia

Il suolo, in quanto laboratorio biologico straordinariamente differenziato, può essere considerato  come  un complesso  corpo  vivente,  in continua  evoluzione  e,  sotto  alcuni aspetti,  ancora  poco  conosciuto,  che  fornisce  alla  comunità  gli  elementi  necessari  al proprio sostentamento. Il suolo è anche, però, una risorsa fragile e non rinnovabile, troppo spesso trattata come un contenitore degli scarti della produzione oppure come un mezzo da sfruttare con una scarsa consapevolezza degli effetti derivanti dalla perdita delle sue funzioni.

Le  scorrette  pratiche  agricole,  la concentrazione  in aree  localizzate  della  popolazione, delle attività economiche e delle infrastrutture, le variazioni d’uso e gli effetti locali dei cambiamenti ambientali globali possono originare gravi processi degradativi che limitano o inibiscono  totalmente  la  funzionalità  del  suolo  e  che . spesso  diventano  evidenti  solo quando sono irreversibili o in uno stato talmente avanzato da renderne estremamente oneroso ed economicamente poco vantaggioso il ripristino.

La risorsa suolo deve essere, quindi, protetta ed utilizzata nel modo idoneo, in relazione alle intrinseche proprietà, affinché possa continuare a svolgere la sua insostituibile ed efficiente funzione.

Il  carbonio  organico  (OC  – Organic  Carbon)  costituisce  circa  il  60°/o della  sostanza organica presente nei suoli e svolge un’essenziale funzione positiva su molte proprietà del suolo:  favorisce  l’aggregazione  e  la stabilità  delle  particelle  del terreno  con  l’effetto  di ridurre   l’erosione,   il  compattamento,   il  crepacciamento   e   la  formazione   di   croste superficiali;  si lega in modo efficace con numerose  sostanze, potenziando  la fertilità del suolo e la sua capacità tampone; migliora l’attività microbica e la disponibilità per le piante di elementi nutritivi come azoto e fosforo.

La conoscenza del contenuto di carbonio organico nei suoli del nostro Paese costituisce, quindi, un elemento di grande rilievo per determinarne  lo stato. Per esempio, per quanto riguarda i suoli agrari, in relazione alla natura dei suoli e delle aree climatiche, un livello di carbonio  organico  pari  all’1,2°/o (equivalente  al  2°/o  circa  di  sostanza  organica)  nella maggior parte delle situazioni pedoclimatiche è in grado di garantire il mantenimento delle proprietà fondamentali del terreno, quali il rifornimento di elementi nutritivi per le piante, la formazione  degli aggregati  organo-minerali,  la capacità  di ritenzione  dell’acqua  e molte altre funzioni importanti per la vita dei microrganismi  e delle piante. Inoltre, considerando che  il  serbatoio  di · carbonio  suolo-vegetazione,   sebbene  di  entità   inferiore  a  quello oceanico e a quello fossile, risulta il più importante e direttamente influenzabile dall’azione umana, la conoscenza della quantità di carbonio staccato rappresenta la base di partenza per il calcolo degli assorbimenti di gas serra.

 

Secondo l’ISPRA1 ,  la situazione della fertilità dei suoli italiani non è rassicurante, sebbene sia allineata ai valori degli altri Paesi europei: circa 1’80% dei suoli ha un tenore di carbonio organico minore del 2%>, di cui una grossa percentuale ha un valore di carbonio organico minore  dell’1o/o.  Tutto  ciò  si traduce  in  una  grande  percentuale  di  suoli  con  valori  di sostanza organica minori o poco più alti del 2°/o.

Diversi  sono  i fattori  che  concorrono  alla perdita  di fertilità  dei  suoli.  Una  delle  cause principali è la trasformazione  da un uso ‘naturale’ (quali foreste e aree umide) ad un uso

‘semi-naturale’  (agricoltura con pratiche agronomiche  inadeguate)  o – cosa peggiore –

‘artificiale’  (quali  edilizia,  industria,  infrastrutture).  Tali transizioni,  oltre  a determinare  la perdita (nella maggior parte dei casi) permanente  e irreversibile, di suolo fertile, causano ulteriori   impatti   negativi:   frammentazione   del  territorio,   riduzione   della   biodiversità, alterazioni del ciclo idrogeologico e modificazioni microclimatiche.   Inoltre, la crescita e la diffusione delle aree urbane e delle relative infrastrutture determinano un aumento del fabbisogno di trasporto e del consumo di energia, con conseguente aumento dell’inquinamento  acustico, delle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra. l cambiamenti climatici indotti, incrementando l’aridità, determinano una minore lisciviazione ed un conseguente aumento della salinizzazione.

 

  1. La distribuzione dei fertilizzanti in Italia

 

Secondo l’lstat2 ,  nel 2013 sono stati distribuiti in totale 41,1 milioni di quintali di fertilizzanti,

13,4°/o in meno rispetto all’anno precedente.  Rispetto al 2012, alla diminuzione  (-23,9°/o) dei concimi in generale (minerali,  organici e organi minerali),  corrisponde  un incremento degli  ammendanti  (+3,3°/o) e  anche  dei  substrati  (+6,1°/o)  e  correttivi  (+12,2°/o) che  si confermano come il settore emergente.

La diminuzione  rilevata conferma la più generale tendenza alla flessione in atto da diversi anni: nel periodo 2002-2013, i fertilizzanti sono diminuiti del 23,4°/o. Nel 2002 il quantitativo complessivo di fertilizzanti distribuito in Italia ammontava a 50.4533152 quintali, mentre secondo  l’ultimo  rapporto  lstat  il totale  dei fertilizzanti  impiegati  è  sceso  a 41.149.330 quintali.  Anche  rispetto  al  2002  si  nota  la  netta  flessione  dei  concimi  minerali  e  un aumento, invece, nell’uso di ammendanti e correttivi.

Più in particolare, la quantità dei concimi minerali ammontava a 19,4 milioni di quintali (di cui il 62,5°/o costituito dai minerali semplici e il restante 36,5%> dai minerali composti). Le quantità   dei   concimi   organici   e   organominerali   distribuiti   sul  territorio   erano   pari, rispettivamente  a 2,4 e 2,1 milioni di quintali. ladistribuzione degli ammendanti risultava pari a 12,6 milioni di quintali. l correttivi ammontavano a 3,4 milioni di quintali; i substrati di coltivazione a circa 952 mila quintali. Il 66°/o dei prodotti fertilizzanti è stato distribuito nelle regioni settentrionali, il 16°/o in quelle centrali e il 18°/o nel Mezzogiorno.

 

  1. La legislazione nazionale sui fertilizzanti

 

Prosegue, ormai da dieci anni, la tendenza alla riduzione dell’impiego di fertilizzanti nell’agricoltura  italiana. Tale andamento non è dovuto solo al miglioramento delle pratiche agronomiche di concimazione in attuazione dalla Politica Agricola Comunitaria, ma ad una serie  di difficoltà  legate  da un lato,  all’andamento  dei prezzi dei prodotti  agricoli e dei concimi e, dall’altro lato, a nuove norme, spesso non coordinate tra loro e che si sovrappongono  rispetto ad alcune disposizioni.

Tra queste si segnalano:

– il Decreto Legislativo 29 aprile 201O, n.75 “Riordino e revisione della disciplina in materia di fertilizzanti, a norma dell’articolo 13 della legge 7 luglio 2009, n. 88″;

– il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 Norme in materia ambientale;

– il Reg (CE) n. 1069/2009 del Parlamento  europeo e del Consiglio del 21 ottobre 2009 recante norme sanitarie relative ai sottoprodotti di origine animale e ai prodotti derivati non destinati al consumo umano e che abroga il regolamento (CE) n. 177412002 (regolamento sui sottoprodotti di origine animale);

–  il  Reg.  (CE)  n.  1907/2006  del  18  dicembre  2006  concernente  la  registrazione,  la valutazione,  l’autorizzazione   e  la  restrizione  delle  sostanze   chimiche  (REACH),  che istituisce   un’agenzia   europea   per   le   sostanze   chimiche,   che   modifica   la   direttiva

1999145/CE e che abroga il regolamento  (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento

(CE) n. 1488/94  della  Commissione,  nonché  la direttiva  761769/CEE del Consiglio  e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93167/CEE, 931105/CE e 2000121/CE.

In particolare, le norme previste dal regolamento così detto REACH, pur avendo l’obiettivo condivisibile di ottenere livelli di massima sicurezza nell’impiego  delle sostanze chimiche, introducono pesanti oneri sui produttori ed importatori di fertilizzanti che finiscono per ripercuotersi sugli utilizzatori finali.

Al fine di promuovere ed orientare lo sviluppo del settore dei fertilizzanti nell’interesse delle imprese agricole è, quindi, indispensabile garantire un’applicazione  coerente delle diverse norme.

A tale proposito, occorre porre ordine rispetto ad alcuni prodotti che sono registrati come fertilizzanti  ma che, in realtà, sono impiegati per la difesa fitopatologica,  con il rischio di aggiramento  ed elusione  della disciplina  in materia.  E’ noto che, al momento, l’autorizzazione  all’immissione  in commercio  dei prodotti fitosanitari prevede, sia a livello comunitario  che  nazionale,  una  serie  di  adempimenti  a  carico  dei  produttori  e  degli utilizzatori di tali prodotti tra cui l’obbligo, per le imprese agricole, di avere l’autorizzazione all’acquisto   ed  all’impiego   dei  prodotti  fitosanitari.   L’autorizzazione   all’immissione   in commercio dei fertilizzanti ed il loro impiego è soggetta a norme molto meno stringenti e, quindi, per alcuni principi attivi che svolgono duplice funzione – come, ad esempio, il rame

-occorre stabilire previe norme circa la specificazione delle modalità di impiego.

 

  1. Osservazioni generali sulla proposta di proposta di regolamento

 

4.1. Considerazioni generali

In linea generale,  si condivide l’obiettivo della proposta di regolamento  volta a migliorare ed armonizzare il funzionamento del mercato interno dei prodotti fertilizzanti, anche al fine di  mettere  a  disposizione  delle  imprese  agricole  una  varietà  ampia  di  prodotti  dalle comprovate caratteristiche qualitative e di sicurezza ambientale e sanitaria.

In  tale  prospettiva,   risulta  determinante   segnalare   come,  anche  nella  disciplina  dei fertilizzanti,  debbano  essere  considerate  prioritarie.  le  esigenze  di  tutela  ambientale  e sanitaria  a  salvaguardia   dell’imprenditore   agricolo  e  della  qualità  e  sicurezza  delle produzioni agricole, con specifico riferimento a quelle agroalimentari.

Risulta, peraltro, che la Commissione nella fase di revisione del reg. CE 2003/2003 si sia ispirata alla legislazione italiana, considerata molto avanzata in quanto il D.Lgs. 29 aprile

201O,   n.  75  Riordino  e  revisione  della  disciplina  in  materia  di  fertilizzanti,  a  norma

dell’articolo  13  della  legge  7 luglio  2009, n. 88, disciplina  tutte  le diverse  categorie  di concimi organici e non organici e prevede un sistema di tracciabilità degli stessi.

A seguito di alcuni primi incontri avvenuti con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e gli esperti di alcune università in materia di fertilizzanti sono emersi, tuttavia, alcuni  aspetti  della  proposta  di  regolamento  che  destano  alcune  perplessità  e  diversi margini di miglioramento,  come di seguito dettagliati.

4.2. Fissazione di valori limite

Con riferimento  alle previsioni  del regolamento  finalizzate  alla fissazione  di alcuni valori limite  di  sostanze   presenti   nei  fertilizzanti,   nel  condividere   l’obiettivo   della   norma comunitaria   di  prevenire   e  ridurre   la  contaminazione   del  suolo   risulta,  comunque, importante procedere ad una valutazione puntuale dell’impatto che avrebbe sull’agricoltura europea  ed  italiana  la  restrizione  di  alcuni  limiti  (ad  es.  quello  dell’azoto  totale  nei fertilizzanti   organici)  in  modo  da  calibrare  con  la  massima  adeguatezza   possibile  i parametri di riferimento e gli obiettivi di riduzione, assicurando la tutela ambientale, senza restringere inutilmente la gamma di prodotti disponibili ed utili.

In  proposito,   è  opportuno   assicurare   che  in  fase  di  discussione   della  proposta  di regolamento  l’agricoltura  mediterranea  non sia penalizzata  a vantaggio  delle  agricolture nord  europee  le  quali,  in  termini  di  fertilizzazione  dei  suoli,  hanno  esigenze  spesso diverse.

In merito,  si deve  considerare  anche  che  l’eventuale  diminuzione  della  disponibilità  di prodotti  o la maggiore  difficoltà  di reperimento  sul mercato  degli stessi determinerebbe come conseguenza  un sensibile aumento dei costi dei fertilizzanti a carico delle imprese agricole.

Risulta, quindi, indispensabile approfondire  con specifici studi d’impatto le circostanze che inducono  ad abbassare  alcuni limiti o, in ogni caso,  a modificarli  rispetto  alla disciplina vigente,  così  da  poter  valutare  i  casi  in  cui  sia  possibile  ridurre  il valore  conciliando l’esigenza di tutela ambientale con quella dei costi di produzione delle imprese agricole.

4.3. Concimi Organici, Organo-Minerali  e Ammendanti

L’inclusione  nella proposta  di regolamento  della categoria  dei concimi organo-minerali  è un aspetto senz’altro positivo.   Rispetto a tale settore, l’Italia vantava lunga esperienza in termini industriali e i concimi organici, organo-minerali e ammendanti sono ampiamente utilizzati  dalle  imprese  agricole.  Come  dimostrano  i  dati  deii’ISTAT  esiste  una  larga preferenza per l’impiego di tali prodotti e sostanze di coltivazione, che risultano in aumento · rispetto ai concimi minerali il cui utilizzo si è dimezzato nell’arco di 1O anni.

Tuttavia, la proposta di regolamento non considera alcune caratteristiche ed introduce limitazioni per il settore dei concimi organici, organo-minerali  e ammendanti  (vedi osservazioni ai singoli articoli) che, invece, a livello nazionale sono ampiamente disciplinati dal D.Lgs. 75/201O. Si fa riferimento ad es. alla possibilità di impiego di importanti matrici organiche di origine fossile (quali la torba, la lignite, ecc…),  che in Italia sono sempre state utilizzate nella costituzione dei concimi organici, organo-minerali  e ammendanti.

Del  resto,  anche  nell’ambito  del  COPA  COGECA  è  stato  evidenziato  come  uno  degli obiettivi   prioritari   di  questo   nuovo   regolamento   dovrebbe   essere   proprio   quello   di valorizzare e sostenere l’impiego di fertilizzanti organici da parte delle imprese agricole in quanto  costituiti  da materiali  residuali  dell’attività  agricola  o, comunque,  da sostanze  di origine naturale assolutamente conformi ai principi della bioeconomia e dell’economia circolare.

A tale proposito, si evidenzia che una criticità della proposta di regolamento è costituita dal fatto che non sono previste norme specifiche per il letame e per gli effluenti di allevamento prodotti dall’attività zootecnica. La Commissione non ha stabilito alcun requisito né classificazione  dei fertilizzanti  ottenuti dalle deiezioni  zootecniche.  E’ essenziale,  quindi, che  nella  proposta  di  regolamento   le  deiezioni  zootecniche   usate  come  fertilizzanti abbiano  una  specifica  collocazione   che  le  differenzi  in  modo  netto  rispetto  agli  altri fertilizzanti. Inoltre, nell’ambito della stessa categoria è necessario che sia operata una distinzione tra le diverse parti delle deiezioni dopo che abbiano subito un trattamento.

4.4. Etichettatura

In  via  generale,   con  riferimento   all’etichettatura   dei  prodotti  a  tutela   dei  profili  di responsabilità   degli  utilizzatori,  è  necessario  assicurare   requisiti  di  uniformità  anche rispetto alle modalità di presentazione  e di comunicazione  delle informazioni previste. Gli agricoltori hanno bisogno  che in etichetta  siano riportate  informazioni specifiche  rispetto alle modalità  d’impiego  e di conservazione  del prodotto  al pari di quanto avviene per il settore dei fitofarmaci.  Le etichette  dovrebbero  riportare informazioni  sul tipo di prodotto (granulato, liquido ecc.); la stabilità e l’omogeneità  del concime (multinutriente, fertilizzanti complessi o miscele), il contenuto dei potenziali contaminanti  (metalli pesanti, patogeni e inquinanti organici).

E’ indispensabile assicurare che la correttezza dell’etichettatura dei prodotti fertilizzanti prevista dalla proposta di regolamento possa essere verificata con metodi ufficiali d’analisi.

D’altra parte, i tempi di introduzione delle norme tecniche- che potrebbero non coincidere con quelli previsti per l’entrata in vigore del regolamento – impongono l’adozione di uno specifico meccanismo  transitorio che assicuri sufficienti garanzie per la suddetta verifica, anche a tutela dei profili di responsabilità degli utilizzatori.

4.5. Rifiuti, sottoprodotti e cessazione della qualifica di rifiuto

Con riferimento al rapporto tra la disciplina in materia di fertilizzanti e quella in materia di rifiuti il regolamento non appare suffi ientemente

In particolare,  si ricorda come la direttiva quadro in materia di rifiuti distingua i concetti di sostanze   agricole   naturali   impiegate   nelle  attività produttive   e  le  nozioni  di  rifiuto, sottoprodotto e di cessazione della qualifica di rifiuto.

Tale distinzione  non emerge con chiarezza nel regolamento  dove, al contrario, i concetti sembrano impiegati in modo sovrapposto.

Con riferimento  al rapporto tra rifiuti e sottoprodotti,  in particolare,  è necessario  cogliere l’occasione  per  consentire  la  più  agevole  dimostrazione della  sussistenza  dei  requisiti previsti per la qualifica  di un residuo  produttivo  come  sottoprodotto  e non come rifiuto, quando questo sia impiegato per la produzione di un fertilizzante.

Anche con riferimento ai sottoprodotti di origine animale, le previsioni della direttiva quadro in materia di rifiuti non sono del tutto precise circa l’inquadramento  degli stessi come rifiuti o come sottoprodotti.

Inoltre, nella proposta di regolamento in esame sarebbe opportuno distinguere l’ipotesi del residuo produttivo – sottoprodotto impiegato direttamente come fertilizzante da quella dell’utilizzo dello stesso come componente. Tale distinzione rileva in particolare con riferimento, ad esempio, alle materie fecali e al digestato che, a certe condizioni, possono essere impiegate direttamente con finalità fertilizzanti.

In secondo luogo, la disciplina sulla cessazione della qualifica di rifiuto dovrebbe essere riferita non al fertilizzante che, ottenute le caratteristiche,  rappresenta il prodotto finale ma ai materiali impiegati per la sua realizzazione, eventualmente a seguito di un’attività di recupero. In altre parole, l’attività di recupero non è svolta sul fertilizzante, ma sui materiali di partenza,  così che la norma risulta  scorretta rispetto a quanto previsto dalla direttiva quadro in materia di rifiuti (direttiva 2008/98/CE).

  1. Osservazioni puntuali al testo della proposta di regolamento considerando 15 – (Disciplina dei biostimolanti)

Il considerando 15 della proposta di regolamento prevede che alcune sostanze, miscele e microrganismi, comunemente denominati come biostimolanti, possano essere disciplinati nell’ambito della normativa sui fertilizzanti ed esclusi dal campo di applicazione di quella in materia  di prodotti  fitosanitari.  Conseguentemente, l’articolo  46 modifica  il regolamento (CE) n.1107/2009.  Al riguardo, è necessario assicurare che tale processo non si traduca, di fatto, in un’elusione della normativa in materia di fitosanitari o in un aumento dei rischi sanitari ed ambientali.

 

Considerando  16) – prodotti fertilizzanti aventi più funzioni

Secondo il “considerando” 16) del testo della proposta di Regolamento, sembrerebbe che i prodotti  che  hanno  una  o  più  funzioni,  ad  es.  come  concime  e  fitofarmaco,  avranno finalmente un loro specifico inquadramento normativa. Il considerando, però, non chiarisce come saranno disciplinati tali prodotti per cui sarebbe opportuno che fosse individuato, con il  supporto  degli  esperti,  uno  specifico  elenco  di tali sostanze  allegato  al regolamento, nonché la previsione di una norma che ne fornisca una definizione precisa. La previsione di una norma che riconosca formalmente  l’esistenza di tali sostanze e che ne stabilisca la possibilità dell’impiego nelle quantità e con le finalità previste per tale specifica tipologia di prodotti è molto rilevante in quanto la ricerca nel settore dei fertilizzanti sta individuando sempre più sostanze che possono avere plurimi usi, ma è necessario che nel regolamento sia garantito  il rispetto  delle discipline  di riferimento  relative  alle modalità  di impiego  a seconda,  ad esempio, che una stessa sostanza –  come, per esempio, il  rame –  possa essere prodotta e impiegata con finalità fertilizzanti o di lotta fitopatologica.

Articolo 1 – Ambito di applicazione

Sembra utile valutare l’inserimento,  tra le disposizioni da far salve, anche della normativa in materia di agricoltura biologica salvo chiarire, con riferimento a quest’ultima,  il relativo campo di applicazione.

Sarebbe  necessario  introdurre,  pertanto,  un  riferimento  al  Reg.  CE  n.  889/2008,  che prevede l’elenco dei fertilizzanti autorizzati nel metodo di produzione biologico in quanto i due  provvedimenti  sono  strettamente  collegati.   Per  lo  stesso  motivo,  il  reg.  CE  n.

889/2008 dovrebbe essere inserito nell’elenco riportato dal comma 2 dell’articolo 1.

Parimenti,  sarebbe opportuno,  nella norma,  un richiamo  alla normativa  sui rifiuti e sulla sicurezza  alimentare   in  modo  da  stabilire  un  coordinamento   con  le  altre  discipline normative.

 

ALLEGATO l PARTE Il- Categorie Funzionali del Prodotto (PFC)

PFC 1 (A) – Concime organico

punto 1 -è necessario mantenere le modalità di impiego di alcune matrici organiche (quali la torba, la lignite, ecc…) che possono continuare ad essere utilizzate nella produzione dei concimi organici;

punti    3 e 4 – sarebbe  opportuno  specificare  che i limiti per i microorganismi  patogeni · devono  essere  stabiliti  solo  per  i  prodotti  fertilizzanti  che  contengono  sottoprodotti  di origine animale e loro derivati, di cui al regolamento (CE) n. 1069/2909.

PFC 1 (B) – Concime organo-minerale

punto 1 -è necessario assicurare le modalità di impiego di alcune matrici organiche (quali la torba, la lignite, ecc…)  che possono  continuare ad essere impiegate nella produzione dei concimi organo- minerali. Tale possibilità, oltretutto, è già prevista dal D.lgs. 75/201O.

punti 4 e 5 – è opportuno che i limiti per i microorganismi patogeni siano stabiliti solo  per i prodotti fertilizzanti che cont ngono

regolamento (CE) n. 1069/2009.

PFC 1(C)(I) -Concime inorganico a base di macroelementi

punto 2 – il limite introdotto per il cadmio appare troppo restrittivo e non prende in considerazione gli studi più recenti effettuati sul ridotto accumulo di cadmio nel suolo. Il cadmio  è  presente  naturalmente   nelle  rocce  fosfatiche  (fosforiti)  dei  Paesi  dell’area mediterranea,  una  delle  poche  risorse  minerarie  di fosforo  presenti  sul pianeta  da  cui dipende il 50°/o del mercato europeo per la produzione di concimi fosfatici ed un processo di decadmiazione,  con le tecnologie attuali, risulta al momento impossibile da un punto di vista  dei  costi.  Anche   il  COPA  COGECA  ha  espresso   preoccupazione   riguardo  la questione cadmio, in quanto, se dovesse rimanere il limite stabilito daii’UE, si avrebbe un sensibile aumento del prezzo dei fertilizzanti fosfatici inorganici. In questo momento non ci sono tecnologie che, con costi sostenibili, possano trattare le rocce fosfatiche per ridurre il contenuto di cadmio. L’obiettivo della proposta di regolamento di incoraggiare ulteriori investimenti nel riciclo dei fosfati di origine organica è senz’altro apprezzabile, ma occorre ancora molto tempo prima di poter avviare un procedimento industriale su larga scala.

Si ritiene, pertanto, che non si possa fissare un limite al di sotto dei 60 mg di cadmio/Kg per i concimi minerali, fin quando non sarà possibile otte.nere il fosforo da fonti alternative o fin quando la tecnologia non sarà così avanzata da consentire la decadmiazione a costi sostenibili.

PFC 3 (A) – Ammendante organico

punto 1 -è necessario garantire le modalità di impiego di alcune matrici organiche (quali la torba, la lignite, ecc…) che possono continuare ad essere utilizzate nella produzione degli ammendanti organici;

punto 2 – il limite per il nichel potrebbe essere troppo alto per alcuni ammendanti a base di compost provenienti da alcune Regioni italiane che, per cause del tutto naturali, sono caratterizzate  da un’elevata presenza  di nichel nel terreno. Sarebbe opportuno, pertanto, aumentare il limite di almeno il 35°/o;

punto  5 – non sono previsti limiti massimi  per i nutrienti,  ma solo il minimo  di Carbonio organico.  Pertanto,  sarebbe opportuno stabilire tali limiti massimi per i nutrienti al fine di evitare che i prodotti ammendanti siano utilizzati come concimi organici.

l film plastici biodegradabili utilizzati per la pacciamatura,  che sono disciplinati dal punto 5, tabella 3, Allegato 6 del D.Lgs. 75/201O, non sono menzionati né tra gli ammendanti (PFC3), né tra i polimeri diversi dai polimeri nutrienti (Categorie di materiali nutrienti – CMC 10). Sarebbe opportuno introdurre questa categoria tra gli ammendanti soltanto se costituiti esclusivamente  da derivati naturali di ultima generazione e non da prodotti destinati all’alimentazione.

 

ALLEGATO Il Categorie di materiali costituenti (CMC)

 

CMC 3 – Compost

Al fine di garantire che il prodotto non presenti alcun rischio sanitario è opportuno stabilire dei limiti sulle aflatossine.

CMC 4 – Digestato di colture energetiche

Al fine di garantire che il prodotto non presenti alcun rischio sanitario è opportuno stabilire dei limiti sulle aflatossine.

CMC 5 – Digestato diverso di quello di colture energetiche

Al fine di garantire che il prodotto comporti nessun rischio di tipo sanitario è opportuno prevedere che vengano introdotti i limiti sulle aflatossine.

CMC 6- Sottoprodotti dell’industria alimentare

 

La CMC 6 risulta essere molto riduttiva, includendo solamente la calce dell’industria alimentare, le melasse e la borlanda. Si ritiene importante includere in questa CMC anche tutti gli altri sottoprodotti  dell’industria  conserviera,  di estrazione  dei succhi di frutta, del vino e della birra, ecc. in forma di panelli o in altra forma;

Al fine di garantire che il prodotto  comporti nessun rischio di tipo sanitario è necessario prevedere che vengano introdotti i limiti sulle aflatossine. ·

CMC 7 – Microrganismi

La lista positiva per i microrganismi  è un elenco limitato, con solo quattro generi elencati. Tale lista è troppo restrittiva per un settore in costante evoluzione ed esclude molti microrganismi comunemente impiegati nei biostimolanti, tra cui alcuni lieviti, batteri lattici e propionici: come Pseudomonas, Bacil/us e Trichoderma.

In considerazione dell’elevato tasso di innovazione di tale categoria di prodotti sarebbe opportuno  introdurre  una  disposizione  specifica  che disciplini  la  possibilità  di commercializzare   con  marchio  CE  prodotti  biostimolanti   che  utilizzino  microrganismi diversi  da  quelli  contenuti nella  tabella,  purché  questi  siano  autorizzati  da  un’autorità europea (esempio I’ECHA), previa presentazione  di un dossier tecnico atto a garantire la salubrità, l’efficacia ed il basso impatto ambientale del prodotto.

CMC 11 – Determinati sottoprodotti di origine animale

La tabella  dei sottoprodotti  di origine  animale  che hanno  raggiunto  il punto finale  della catena di fabbricazione,  come stabilito dal Reg. (CE) n. 1069/2009 è, al momento, vuota. Sarebbe opportuno inserire già da ora i sottoprodotti di origine animale che soddisfano tali requisiti  e  integrare  l’elenco  successivamente.  Si  ritiene  importante  controllare l’elaborazione  di tale tabella, al fine di evitare che fertilizzanti  organici ed organo-minerali di grande impiego nell’agricoltura italiana siano esclusi.

ALLEGATO 111 Prescrizioni di etichettatura

 

PARTE 1- PRESCRIZIONI GENERALI DI ETICHETTATURA

 

Punto  2(e) – la richiesta  di indicare  in etichetta  tutti i costituenti  di un fertilizzante  che rappresentano  oltre  il 5°/o  del peso  del  prodotto  in ordine  decrescente  di peso  secco, appare molto importante in quanto gli agricoltori devono essere messi nella condizione di conoscere esattamente quali sono le componenti del prodotto che intende utilizzare al fine di non introdurre nel suolo sostanze indesiderate.

Tuttavia, dovrebbe essere meglio specificato in che forma devono essere trascritte le informazioni   sui  componenti   al  fine  di  avere  etichette   armonizzate   in  tutta  I’UE.  È importante,  pertanto, che siano inserite delle norme più puntuali in merito all’etichettatura dei fertilizzanti  per garantire un’armonizzazione  nelle informazioni  a tutela dell’utilizzatore professionale.

PFC 6 – Biostimolanti delle piante

punto  g  – Sarebbe  opportuno   richiedere   che  siano   riportate   informazioni   come   la dimensione raccomandata degli ugelli spruzzatori mentre la pressione dell’irroratrice può essere  solo  un’indicazione   di  massima,   in  quanto  gli  strumenti   di  distribuzione   del fertilizzante sono influenzati dalle condizioni atmosferiche e risulta impossibile dare delle indicazioni specifiche che potrebbero essere inappropriate rispetto alle condizioni in cui l’agricoltore deve effettuare le fertilizzazione.

3- NORME DI TOLLERANZA

PFC 7- Miscela fisica di prodotti fertilizzanti

Dovrebbe essere spiegato meglio il significato delle prescrizioni di etichettatura  applicabili a ciascuno dei prodotti fertilizzanti da definire in riferimento alla miscela fisica finale.

 

ALLEGATO IV- Procedure di valutazione di conformità

 

PARTE 1- APPLICABILITÀ DELLE PROCEDURE DI VALUTAZIONE  DI CONFORMITÀ Punto 3, 1(c)

La frase “sottoprodotti dell’industria alimentare” andrebbe sostituita con: “determinati sottoprodotti di origine animale”.

 

 

http://www.ispra mbiente.gov.it/files/pubblicazioni/pubblicazionidipregio/suolo-radice/49-57.pdf

2 http://www.istat.it/it/files/2015/01/Fitosa nita ri-e­

fertilizzanti.pdf?title=Distribuzione+di+fertilizzanti+e+fitosanitari+-+20%2Fgen%2F2015++Testo+integrale.pdf

 

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Ultimo aggiornamento

Martedì 27 marzo 2014




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